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Gianni Bernardo nasce a Pantelleria il 1° gennaio del 1947, dove studia e vive fino a 19 anni.
Dopo due tentativi (non riusciti) di stabilirsi nel “Continente”, nel 1968 “sbarca” definitivamente ad Aprilia, in provincia di Latina (40 km da Roma), dove fin dai primi anni 50 è insediata una numerosa comunità di panteschi.
Per quasi due anni lavora (in nero e senza “permesso di soggiorno”) in aziende agricole e cantieri edili. Nel 1974 si trasferisce per un anno a Reggio Emilia, dove frequenta una Scuola di specializzazione della distribuzione commerciale e compie alcune “incursioni cabarettistiche” nei locali della città. Tornato ad Aprilia, partecipa casualmente ad un Festival dilettantistico di umorismo, dando vita a un personaggio “siculo” che ottiene un grande successo, tanto da essere chiamato dalla locale Filodrammatica, che poi diventerà una importante Compagnia teatrale, con la quale Gianni girerà in tutta Italia e all’estero.
Intanto, alternando la sua attività di Product Manager e successivamente di Account Executive in una azienda dell’Agro Pontino con quella teatrale, comincia a interessarsi di canzoni.

E’ il 1978 quando Gianni Bernardo presenta al pubblico di Pantelleria la sua prima raccolta di Canzoni Pantesche, “il primo tentativo di scrivere e dare un volto musicale alle situazioni, ai ricordi, ai mille aspetti che punteggiano la realtà dell’isola”. La tradizione orale, invero, annota qualche frammento di antiche nenie, racconti, filastrocche. Ma è davvero poca cosa. Pantelleria, infatti, non ha alcuna tradizione musicale. Non si riscontrano canti popolari, musiche veramente originali. Le melodie che sempre più raramente si ascoltano dai vecchi panteschi devono sicuramente riferirsi alla vicina Sicilia, modificate poi dal tempo, dal dialetto, dalla stessa consonanza del popolo pantesco. Del resto, Angelo D’Aietti nel suo “Il libro dell’Isola di Pantelleria” scrive: ‹‹E’ strano come né il mare, né il cielo, né la terra, né la notte, né il giorno, né Cristo, né il diavolo abbiano minimamente scosso la fantasia di questa gente, presso la quale non si reperiscono né riti, né canti, né danze, né leggende, né fantasie…››

Le prime canzoni di Gianni Bernardo si agganciano alla musica folk di intonazione realistica e riportano immagini di una Pantelleria ormai desueta, distante anni luce dalla realtà di oggi.

Lo stesso anno, oltre che nel Capoluogo, propone il suo piccolo concerto di canzoni nei Circoli delle Contrade, in quei luoghi, cioè, che sono propri della cultura e della tradizione dei Panteschi. Al teatrino di Scauri canta per la prima volta, accompagnato da Stefano Gazzi (chitarra e voce), autore delle musiche, e da Fortunato Di Bartolo (chitarra) e Robertino Greco (percussioni). Lo spettacolo (meglio definirlo “recital”) è una specie di “racconto” fatto di immagini, emozioni, parole, ‘scherzi’, malinconie cantate e recitate, un “viaggio” musicale (e teatrale) dentro i fatti curiosi del vivere quotidiano, dentro le storie comuni e “inconsapevoli”, la poesia dei ricordi, l’amore, la passione, la gioia per un’isola e per la sua gente.

I Panteschi mostrano di gradire la proposta partecipando in gran numero.
Il recital, che intanto guadagna l’attenzione anche della stampa nazionale, viene replicato a Napoli e Latina, ottenendo lusinghieri consensi. Nel 1980 Gianni Bernardo viene invitato dall’Opera Universitaria di Roma alla Rassegna “Isole di mare e di città”. Con lui, oltre a Stefano Gazzi, suonano Raffaele De Vito e Franco Danili.
Cambiando formazioni musicali, nel 1983 e nel 1989 Gianni Bernardo produce altre due raccolte: Nella contrada del mattino e Sotto le stelle di Buccurà. Nel 1993 esce Dove soffia il vento, il suo ultimo album. I testi di queste canzoni “parlano” di Pantelleria: la vita, i sogni, le speranze della gente pantesca, la sua memoria storica, le tradizioni, usanze e costumanze.

 


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