
E' musica ed è poesia. E' l'Isola di Gianni Bernardo. Il “disco-antologia” è un mix di bella musica e di visioni liriche che trovano origine nella nostra poesia che viene da lontano, quella più schiettamente popolare e dal mondo dell'intimo dell'autore e dai suoi viaggi onirici. I suoi testi, talvolta, raggiungono il sapore di quadri “verghiani”. Le musiche (e gli arrangiamenti) portano i sapori del bacino del Mediterraneo, toccando quindi anche le coste del Nordafrica o addirittura riescono a sfiorare, con un balzo pindarico, quelle dell'Irlanda.
ALFREDO LABATE GRIMALDI (Il Giornale del Lazio)
Un album affascinante, pieno di suggestioni, intenso, ancora una volta ispirato alla sua terra, Pantelleria, quella che un tempo gli suggeriva le vecchie ballate che raccontavano piccole storie comuni, malinconie e tenerezze e che ora, nelle nuove canzoni, manifesta una realtà mutevole, svela i guasti e i conflitti della società moderna che puntuali arrivano anche in questa isola lontana. Gianni Bernardo si ispira a luoghi, facce, rumori, fughe nella tristezza e nell'allegria, al mare che unisce le terre e gli uomini. Nei suoi testi, tutti in lingua pantesca, non ci sono angosce, forse delle nostalgie, certo delle passioni. Ma anche i suoi sogni e le incredulità delle cose perdute. Le musiche portano sonorità etnico-pop, arabe, mediterranee, ma anche gli echi lontani del Grande Nord, suoni e atmosfere di tipo irlandese, per nulla contrastanti con i caldi movimenti del nostro Mediterraneo.
FEDERICA ZECCHINO (L'Opinione)
Il viaggio musicale che percorre Gianni Bernardo rappresenta una ricerca delle origini, di un idilliaco ricordo, l'eden della giovinezza. Semplice e vero è lo sguardo che l'autore rivolge alla realtà pantesca. Qualche volta è la Sicilia che esce dalla penna di Vittorini che, nella sua quiete stereotipata, sa di essere un rifugio senza speranza nel malanno sociale attuale. In un simile contesto si adatta alla perfezione il tempo del crepuscolo, della notte, della luna, il carattere filastrocchesco del verso che si incastona in una melodia cantilenante, quasi a cullarsi e a plagiarsi sull'atemporale. RICCARDO TOFFOLI (Il Pontino)
Il Mediterraneo torna protagonista, e dal litorale pontino al centro del Mare Nostrum il passo è breve. A creare un ponte invisibile tra le due terre ci ha pensato Gianni Bernardo, nato a Pantelleria e apriliano d'adozione, autore e interprete dell'album “Cè un'isola in mezzo al mare”, una vera chicca nel mercato discografico, per così dire, alternativo. GIUSEPPE ZACCONE (Latina Oggi)
“C'è un'isola in mezzo al mare”, melodie etniche che cantano i racconti della memoria. Nelle musiche riecheggiano i ritmi mediterranei. Un album che piacerà a chi ama il mare, canzoni che sanno di sale... GIORGIO NARDINOCCHI (Il Messaggero)
In “C'è un'isola in mezzo al mare” si scoprono sonorità etniche, pop e mediterranee di oggi, ma anche atmosfere ed immagini quasi perdute dell'isola di Pantelleria, piccolo palcoscenico che identifica e rappresenta episodi, caratteri, fantasie, malefatte e meraviglie di un microcosmo apparentemente lontano e difficile da decifrare, e che Gianni Bernardo, un pò cantautore, un pò poeta, intesse con grande bravura.
RITA BITTARELLI (Parvapolis)
Spesso la musica ci arriva attraverso percorsi inusuali al di fuori delle logiche di mercato portandoci a conoscere artisti nei quali è ancora possibile trovare originalità e poesia. E' questo il caso del nuovo lavoro di Gianni Bernardo che ha per titolo “C'è un'isola in mezzo al mare”. Da ormai più di vent'anni, oltre al teatro, GB si dedica alla composizione di brani musicali attraverso un percorso che intreccia il miglior folclore con la canzone d'autore.
Gianni Bernardo cerca di costruire attorno al suo suggestivo mondo poetico sonorità raffinate e rarefatte, a volte pieni di richiami alla tradizione mediterranea, a volte intrisi di suoni arabi e orientali. Nel suo album molte ispirazioni si mischiano tra loro offrendoci altissimi momenti musicali, grazie anche ai riusciti arrangiamenti del chitarrista Lutte Berg.
In due brani anche la collaborazione con il gruppo “Dounia”, una delle formazioni più interessanti nell'ambito della “World music” contemporanea.
MARCELLO DE DOMINICIS (La Piazza)
Tra world music, sonorità etniche e suggestioni celtiche vivono, in questo album, i sogni dell'artista da ragazzo. Un disco ispirato alle “isole di mare” e alle “isole di terra, ma che è anche una sorta di luogo delle favole: l'isola che non c'è.
Una antologia: intesa come raccolta di brani, ma anche di stili, quasi un piccolo compendio in questo senso. ROBERTO VENTIMIGLIA (Il Caffè)
Ho ascoltato, ho ammirato la musica e le parole, mi sono emozionato. C’è davvero tutta l’isola in mezzo al mare. Straordinari i testi, molto belle le musiche.
TANINO RIZZUTO, direttore quotidiano “Libertà” di Piacenza.
“C'è un'isola in mezzo al mare” mi ha regalato momenti davvero gradevoli, sia per quando riguarda la cura delle sonorità, sia per taluni arrangiamenti, sia, infine, per i testi in cui la cadenza di filastrocche popolari si incastona con naturalezza nella efficace semplicità di una metrica sonora che, pur fresca e moderna, rimanda a radici profonde e solletica ricordi di memorie che ci appartengono. GIGI RAZETE, La Repubblica (mail) |